“Io giuro lo vorrei, il vuoto dentro i sensi miei”
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M’accorgerò che è più facile dire le cose quando non si provano e che di semplice non c’è più niente. M’accorgerò che si chiede sperando di non avere e che si prega un Dio che non comanda. M’accorgerò di non averti mai chiesto di farmi smettere di tremare mentre mi sporco le dita di caffè e la pioggia rintocca sul davanzale dei nostri giudizi universali.
..oggi soffro di mancanza.
Tu lo sai perchè ti manco?
“É quello che sai che ti uccide o è quello che non sai a mentire alle mani, al cuore, ai reni, lasciandoti fottere forte per spingerti i presagi via dal cuore su in testa“
(Source: pulmonaire)
Non è questo il punto, – dissi. – Non è una questione di «a cosa porterebbe». Nel mondo ci sono persone che amano sapere tutto sulle tabelle orarie, e passano intere giornate a confrontarle. O gente a cui piace fare costruzioni coi fiammiferi, capace di costruire navi di un metro fatte tutte di fiammiferi. Allora che c’è di strano se nel mondo c’è uno che è interessato a capire te?
«Come una specie di hobby?» disse Naoko perplessa.
«Se vuoi puoi chiamarlo così. Persone meno fantasiose lo chiamerebbero affetto, amicizia. Però se tu vuoi chiamarlo hobby, non c’è niente di male.»
“Sorride come se avesse negli occhi un’improvvisa estate di ottobre. Di che colore sono i sorrisi? Quale profumo ha la febbre? Che sapore ha un amore mortale? Un sapore di morte e vita. Accettare l’imperfezione. Liberarsi dall’insoddisfazione e dall’incubo di stare sempre col sorriso impiccato ai sogni. Le parole che non escono sono sempre le più vere.”
Quello che provo per Lui rimane un insondabile mistero.
Semplifichi istinti e determini voglie. Agiti mosse che si spostano su un piano colorato di quello che desidero. Ti mischi in me, addomesticando parole complicate che distrattamente lascio sul comodino la mattina appena sveglia.
“Vorrei vederti ancora”. dissi, stringendole la mano. Dio, io devo assolutamente toccarla, se no impazzisco. E’ un bisogno impellente. Se riesco a toccarla, farò tutto quello che mi chiede. Lo pensai e lo feci. Fu una cosa del tutto spontanea. Ricordai che l’amore era proprio così. Non come quando due che più o meni si piacciono, fissano senza troppo impegno un appuntamento, viene la sera, si mangia si beve, e quando è il momento di decidere che fare tutti e due sanno tacitamente che si può fare anche quella sera stessa.
No, era quella voglia di toccarla a tutti i costi, di baciarla, di stringerla, quel tremendo desiderio di avvicinarmi a lei anche di poco, anche senza essere ricambiato, a qualunque costo, quella voglia di farlo con lei, in quello stesso momento, con nessun’altra che non fosse lei.
Quintessenza
Sei distillato alchemico dei miei cinque sensi. Scarti il più e il peggio per arrivare all’essenza della sostanza intima e concentrata, che non è attesa, non è ritardo, ma ora.
Non sei destinazione o partenza, non sei fatto per essere “strada”, tu sei un posto. Non mancavi quando non c’eri, ora vomito “mi manchi” che emergono sottopelle come fossero mutazione. Scavi con costanza il sangue che conosco, piantando germogli di parole, di sussulti e voglie. Tentativi mal riusciti di rigettare la Meraviglia che sei, solcano quello che è stato e costruiscono prospettive ancora non dichiarate.
Lui porta in dono una parte di me.
“Lasciando da parte il volere e il potere, riusciremmo a fare a meno l’uno dell’altra?”
